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Mirra
Alfassa, nota con il nome di Mère 
(Parigi,
21 febbraio 1878 – Pondichéry,
India, 17 novembre 1973)
mistica
francese, compagna spirituale
di Sri Aurobindo
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Dobbiamo
sbrigarci a fare il nostro lavoro qui,
perché è soltanto qui che possiamo
farlo davvero.
Non aspettatevi niente dalla morte, è la
vita la vostra salvezza.
E’ in vita che bisogna trasformarsi;
è
sulla terra che si progredisce, è sulla
terra che si realizza.
E’ nel corpo che si vince la battaglia.
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Possiamo
dire che solo quando il cerchio si chiuderà e
i due estremi si congiungeranno,
quando il più alto si manifesterà nel
più materiale
- la Realtà suprema al centro dell’atomo –
l’esperienza sarà davvero conclusa.
Si direbbe, che non si possa capire davvero
se non si capisce con il corpo.
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Avete
da raggiungere un fine particolare, una
missione particolare,
una realizzazione particolare soltanto vostra;
e contemporaneamente portare dentro di voi
tutti gli ostacoli che occorrono
perché la vostra realizzazione sia perfetta.
Sempre troverete che in voi l’ombra e
la luce vanno di pari passo:
se in voi c’è una capacità,
c’è anche la negazione di questa
capacità.
Ma se scoprite un’ombra molto fitta e
profonda,
state tranquilli che da qualche parte in voi
c’è una grande luce.
A voi saper usare l’una per realizzare
l’altra.
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Le
condizioni in cui vivono gli uomini della
terra
sono il risultato delle loro coscienze.
Voler cambiare tali condizioni senza cambiare
la propria coscienza
è
una vana chimera.
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Il
vero cambiamento di coscienza
è
quello che cambierà le condizioni fisiche
del mondo
e ne farà una creazione nuova.
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In
un mondo vero, nel mondo sopramentale,
più uno è cosciente e in rapporto
con la verità delle cose,
più la volontà agisce sulla Materia
e la Materia obbedisce alla volontà.
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Il
cambiamento di coscienza è il fattore
principale, il primo movimento;
la modificazione fisica è un fattore
subordinato, una semplice conseguenza.
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L’uomo
ha il libero arbitrio fino ad un certo
punto.
Egli può decidere se rilassarsi e arrendersi
alla volontà del Supremo
o seguire caparbiamente le inclinazioni personali,
ma la felicità si trova nel primo e
non nel secondo modo di vivere.
Il nostro massimo appagamento ci verrà sicuramente
come risultato del completo abbandono a Dio.
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Si
può dire, con la medesima esattezza,
che tutto è divino e niente lo è.
Dipende dal punto di vista da cui si considera
il problema.
Negare o affermare l’esistenza di Dio
sono due punti di vista egualmente veri,
ma ciascuno lo è solo parzialmente:
solo mettendosi contemporaneamente al di sopra
dell’affermazione e della negazione
ci si può avvicinare alla verità.
Si può dire che tutto quanto succede
nel mondo è il risultato della volontà divina,
come pure che tale volontà dev’essere
espressa e manifestata
in un mondo che la contraddice e la deforma;
si tratta di due atteggiamenti da cui ne consegue
in pratica, rispettivamente,
un sottomettersi in pace e con gioia a tutto
quello che succede
oppure invece un lottare senza tregua per far
trionfare ciò che deve essere.
Per vivere la verità, bisogna saper
innalzarsi al di sopra di entrambi questi atteggiamenti
e conciliarli tra loro.
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La
parola Dio è tanto incrostata di
menzogna che è meglio farne a meno.
A volte pare che Dio sia la più bella
invenzione del diavolo tanto vanno di pari
passo.
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Proprio
perché la verità non è lineare
ma globale,
e perché non è successiva ma
simultaneamente,
non può essere espressa a parole: bisogna
viverla.
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